IL LIBRETTO ROSSO DI STALIN

Storia, politica, rivoluzione: opere scelte del padre del socialismo sovietico

Presentando quello che sarebbe stato il destino della sua memoria, Iosif Vissarionovič Džugašvili, più semplicemente conosciuto con il nome di «Stalin» (Acciaio), affermò, prima di morire, che sarebbe stata tanta la spazzatura gettata sulla sua tomba: calunnie e diffamazioni che «il vento della storia», secondo lo stesso Stalin, avrebbe provveduto a «spazzare via senza pietà».

Quali che siano i termini del dibattito intorno alla figura di Stalin e del socialismo sovietico, non c’è dubbio che intorno alla figura del «piccolo padre», in un mondo ancora sconvolto dal secondo conflitto mondiale eppure pervaso da un’inarrestabile tensione verso la giustizia sociale, si coagularono i desideri, i sogni e le speranze di milioni lavoratori di ogni paese: un’intera classe di sfruttati per i quali la gestione proletaria di campi e officine era un esempio e un modello da seguire.

Raccogliendo gli scritti più emblematici del Segretario Generale del Partito Comunista dell’URSS, Il libretto rosso di Stalin offre a Stalin l’occasione di raccontare se stesso e, al lettore, di avere una panoramica su una figura che il capitalismo trionfante ha fin troppo velocemente relegato nell’ambito di un passato oscuro, dove il comunismo non sarebbe stato altro che la maschera sotto cui nascondere una feroce dittatura.

A cura di Cristiano Armati. Con uno scritto introduttivo di Sandro Pertini

15.00 14.25

Scheda Bibliografica

Autore Cristiano Armati
Pagine 196
Formato 13×20 brossurato con bandelle; illustrato con fotografie d’epoca in b/n
Collana I libretti rossi
ISBN 9788867180264