Flavia Piccinni, “10 libri di autrici da portare nel 2021”, Huffingtonpost.it, 26 dicembre 2020

Flavia Piccinni, “10 libri di autrici da portare nel 2021”, Huffingtonpost.it, 26 dicembre 2020

 

Per l’editoria il 2020 è stato il peggiore anno da svariati decenni: molte uscite sono state rimandate, e così alla fine dell’anno tutto ciò che non abbiamo potuto leggere durante la primavera si è riversato sugli scaffali degli store e sulle pagine dei giornali. Come mai accaduto prima, noi lettori ci siamo trovati spaesati: persi fra il giallo, il thriller, il libro di moda, ma anche il saggio di cui tutti parlavano. Così frastornati dalla pandemia abbiamo forse perduto delle preziose letture. E allora ecco dieci libri – con ambizioni, stili e vissuti diversi – che mi hanno tenuto compagnia durante questi mesi, e che sarebbe un peccato venissero persi con il nuovo anno.

Ho iniziato il 2020 con “Tre donne” di Lisa Taddeo (Mondadori, pp. 356), giornalista americana che per la scrittura ha trascorso “nel corso di otto anni migliaia di ore con le donne che appaiono in questo libro”. Ne è uscito fuori un viaggio nel desiderio e nella sessualità di tre donne fra di loro molto diverse, eppure ugualmente incomplete. Incredibile la storia di Sloane, e di come l’amore porti, a volte, a perdere di vista se stesse. Best seller negli Stati Uniti, non altrettanto fortunato nel nostro Paese, è un testo tanto ruvido, quanto ambizioso e affascinante per abbattere i tabù ancora resistenti sulla sessualità femminile.

A febbraio sulla mia scrivania è arrivato “L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre” (Solferino, pp. 217) firmato da Marilù Oliva che ha abbandonato le atmosfere noir degli ultimi suoi romanzi – fra cui “Le spose sepolte” pubblicato da Harper&Collins nel 2018 – per guidare il lettore nelle storie d’amore e di donne che scorrono parallele, a volte accarezzando, il vissuto di Ulisse. Denso di passione e di sentimenti, il libro restituisce una nuova prospettiva a uno dei classici della cultura mondiale, rivelando come ogni grande storia al suo interno ne contenga molte altre, spesso altrettanto interessanti.

Una narrazione di ispirata fantasia è invece “La notte si avvicina” di Loredana Lipperini, pubblicato da Bompiani (pp. 350), che ci scorta nella “storia che va a caccia di frasi e di immagini per tramandarsi”.
L’autrice racconta una vicenda di donne, di madri e di figlie, di streghe, di sangue e di vita, di morte e d’amore. I personaggi che a Vallescura abitano sono un concentrato di sfaccettature – come tutti i personaggi ben riusciti – che cercano di barcamenarsi in quel mostruoso caos che è la vita, esercizio di resistenza e di dissolvimento. I richiami al tempo che stiamo vivendo – “la storia della peste, invece, non lascia tracce se non nei numeri, nella descrizione dei sintomi e delle agonie” – rendono questo romanzo ancora, e più inaspettatamente, interessante.

Dopo aver amato moltissimo Giorgio Manganelli – ammetto che “Le interviste impossibili” è stato un libro cult della mia adolescenza – mi sono avvicinata con entusiasmo e curiosità al libro di Romana Petri“Cuore di Furia” (Marsilio, pp. 127) e sono stata trascinata altrove dalla scrittura vertiginosa dall’autrice che crea delle montagne russe visionarie, furiose e quasi accecanti per la forza che custodiscono dentro di loro. Ogni elemento biografico (e autobiografico) è calato in una girandola frenetica, così complessa che risulta difficile (ed è questo il bello, perché alla fine è del tutto ininfluente) distinguere ciò che reale da ciò che è inventato, ciò che è accaduto da ciò che soltanto sarebbe potuto succedere.

“Leggimi nel pensiero” di Maura Manca (Mondadori, pp. 182) è invece un’immersione nel contemporaneo, seguendo le storie che l’autrice – rinomata psicologa clinica, presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza Onlus – ha incontrato nel corso della sua carriera professionale. Emerge come filo conduttore una profonda incomunicabilità all’interno delle famiglie, la difficoltà ad ascoltare i propri figli (e a farsi capire, dai propri figli), il fatto che diventare adulti sia ormai per molti solo un ottuso esercizio di dimenticanza: scordare come si era, per obbligare la prole a corrispondere a chi vorremmo che la figlia adorata, il figlioletto stupendo diventino. Manca attraversa molti temi contemporanei, e i suoi racconti sono uno spunto interessante per capire dove gli adolescenti di oggi stanno andando (che i genitori lo vogliano o meno).

Nell’ampia bibliografia di testi focalizzati sul femminismo, e sui tempi che stiamo vivendo, da segnalare spunta certamente Jennifer Guerra con “Il corpo elettrico” (Tlon, pp. 150), che ci racconta come, pur essendo giovanissime (l’autrice è classe 1995), si possa essere molto sagge. E si possa parlare del corpo delle donne con una lucidità, un talento e un ambizione inaspettata. Un esempio? “Come diceva Simone de Beauvoir – scrive Guerra -, non siamo nate donne, lo siamo diventate: se siamo arrabbiate, è perché abbiamo scelto di esserlo. Siamo arrabbiate perché le nostre vite traboccano di desiderio, un desiderio che viene costantemente represso. Così cerchiamo spazi, occasioni, una voce per esprimerlo. Caro patriarcato, ci dici in continuazione che dovremmo essere contente di come stanno le cose, che noi stiamo esagerando. Ci sono le quote rosa, i sussidi di maternità, le leggi di tutela. Ma questo non ci basta: ‘Vogliamo il pane, ma anche le rose’. E non le chiediamo a te, ce le prendiamo da sole”. Basta?

Anche l’autrice di “Negretta” (Redstar Press, pp. 191)Marilena Della Umuhoza, abbandona ogni perbenismo (finalmente!) e accompagna il lettore, secondo il suo stile già emerso con “Razzismo all’italiana”, nella sua esistenza. Padre bergamasco e madre rwandese, l’autrice ha una scrittura dalla potenza atroce: racconta senza filtri di quando sua madre sputava addosso a lei, a suo padre, alle finestre in casa con la medesima sincerità con cui rivela della parrucchiera di paese che dice “Io i capelli africani non li tratto”. Ne esce fuori un ritratto dell’Italia reale, quella che facciamo finta di non vedere, eppure è qui. Ogni giorno. Davanti a noi. Razzista, e ipocrita.

Per leggere “Anestesia” di Fumettibrutti (Feltrinelli, pp.) ho impiegato moltissimo tempo: tornavo indietro ad ogni pagina, inseguendo la storia autobiografica dell’autrice e della sua transizione da uomo a donna. E’ un libro violento, con i disegni spesso appena abbozzati, capace di restituire la solitudine che una scelta autonoma, quella di corrispondere a se stessi, spesso obbliga a fare. Tante le riflessioni che s’affacciano durante la lettura – il tentativo di tagliare i ponti, il desiderio di cambiare vita e di non riuscirci, il pregiudizio degli altri, la solitudine. Innegabile il talento dell’autrice.

Sul corpo – e sulle sue proporzioni – una lettura affascinante è invece “Forme” di Rossella Migliaccio, già autrice del bestseller “Armocromia”. Il saggio, pubblicato da Vallardi (pp. 360, €18) è una sorta di guida allo stile seguendo le proprie caratteristiche fisiche, ma anche una riflessione sui canoni estetici dall’antichità ad oggi. Il concetto di bellezza – e i relativi stereotipi che questa accompagnano – è infatti fluido, plasma il corpo e la sua immagine a seconda dei secoli. “Secondo lo storico inglese James Laver – nota l’autrice -, i disordini sociali causano sempre un ribaltamento dei canoni estetici: la linea impero per esempio si afferma subito dopo la Rivoluzione francese, esattamente come gli abiti a vita bassa fanno negli anni Venti del Novecento. Il punto vita dunque oscilla a seconda dei movimenti storici e politici”. A dimostrazione che la moda è tutt’altro che superflua.

L’ultimo libro letto quest’anno, e forse quello che più ho apprezzato, è stato “Nomadland” di Jessica Bruder (Edizioni Clichy, pp. 383), che ha brillato di una certa luce dopo il Festival di Venezia, poiché il film omonimo ha trionfato al Festival. L’autrice, giornalista che si occupa di sottoculture e di questioni sociali, per scrivere questo rivelatore reportage ha vissuto per mesi in un camper, documentando la vita degli americani itineranti che hanno abbandonato la loro casa (spesso perché non si potevano più permettere un affitto) e hanno scelto una vita itinerante, inseguendo lavori precari, spesso sottopagati e umilianti. Le storie che Bruder riporta squarciano un velo inquietante su quello che accade negli USA e di cui nessuno parla. Il capitolo dedicato alla “città Amazon” vale da solo l’acquisto del libro, ma gli spunti sono numerosi fin dall’attacco seguendo la sessantenne Linda May alla guida del suo Squeeze Inn (una piccola roulotte dove vive con il suo cane). Impossibile leggere senza chiedersi quando una cosa del genere accadrà anche in Italia: è chiaro che, ormai e purtroppo, rischia solo di essere una questione di tempo.

Ed è con questi libri appena sistemati sullo scaffale, mentre aspetto le nuove uscite promesse da gennaio – come il ritorno di Antonella Lattanzi e di Giulia Caminito, ma anche il nuovo romanzo di Marilù Oliva e il mémoire di Alessandra Gambetti – che l’editoria mi appare un pochino meno soggiogata allo strapotere maschile, quasi che la rivoluzione guidata dalle lettrici finalmente abbia travalicato il genere rosa e stia ridefinendo i giochi di potere di un sistema da sempre (e purtroppo) maschio-riferito.

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