Venerdì 13 marzo: “Il gioco più bello” presentato a Roma

 

Roma, 13 marzo 2026

 

ore 18.30: presso la sala “Nuovo Comitato di Quartiere Magliana” di viale Vicopisano 85, Giovanni Castagno presenta “Il gioco più bello. Quando il calcio educa: storie di pallone, antirazzismo e inclusione nel mondo della scuola e nello sport popolare”. Con l’autore dialoga Enrico Zanchini, C.T. della Nazionale Italiana “Crazy for Football”.

 

 

 

IL GIOCO PIÙ BELLO

Quando il calcio educa: storie di pallone, antirazzismo e inclusione nel mondo della scuola e nello sport popolare

 

Il calcio. Sebbene alle nostre latitudini continui a essere opinione pressoché di massa che proprio quello del pallone sia “il gioco più bello del mondo”, i lati oscuri di questo sport sono sotto gli occhi di chiunque. Dagli stadi della serie A fino alle scuole calcio destinate ai più piccoli, all’agonismo esasperato si aggiunge un machismo ancora imperante, una scarsa, se non nulla, propensione all’inclusione e, più in generale, un’attitudine a ignorare tutto ciò che di esterno esiste al rettangolo di gioco. Ma, restando in un ambito strettamente didattico, è davvero possibile pensare di formare calciatori che non siano anche, e prima di tutto, cittadini? È davvero utile continuare a ignorare qualunque avvenimento perché, in quanto spettacolo, lo show del calcio deve sempre e comunque andare avanti? E inoltre, come è immaginabile che, ai nostri giorni, siano così sporadiche le esperienze che, sul terreno di gioco, riescono a superare i pregiudizi legati al sessismo e all’abilismo producendo contesti davvero inclusivi? Dimostrando come un altro calcio – così come un altro mondo – non solo è possibile, ma assolutamente necessario, Giovanni Castagno, rivolgendosi a tecnici, genitori, praticanti e appassionati di calcio, dà fondo alla sua lunga esperienza di insegnante, di allenatore e anche di tifoso affrontando i nodi irrisolti di una pratica sportiva alternativa al main stream. Un luogo dove il gesto atletico non è nemico della fantasia, dove il fair play è parte integrante del “risultato”, non una sua vittima, e dove – ognuno secondo le sue possibilità e ciascuno in base ai suoi bisogni – diventa possibile allenare corpo e mente in una visione organica della vita e dello sport.

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