28 febbraio: Ilaria Jovine presenta “Il mio corpo è una casa occupata” a Feminism

Roma, 28 febbraio 2026
ore 16.00: nella Sala Ingargiola della Casa Internazionale delle Donne, per la nona edizione di Feminism, Ilaria Jovine presenta “Il mio corpo è una casa occupata. Diario personale e politico di Alessandra Capone (2010-2020)”. Con l’autrice dialoga Veronica Altimari.
IL MIO CORPO È UNA CASA OCCUPATA
Dieci anni di lotte. Dieci anni di manifestazioni e disobbedienze. Dieci anni di confronto serrato con sé stessa e perennemente in lotta con un mondo da cambiare. Questo è il Diario personale e politico di Alessandra Capone ricostruito da Ilaria Jovine grazie alle tante tracce che l’amica e compagna ha lasciato dietro di sé. Un diario iniziato nel 2010, con la Freedom March verso l’amata Gaza, e destinato, pagina dopo pagina, a trasformarsi in un archivio vivente, raccolta di stati d’animo, reportage di viaggi, storie di militanza e cronache di battaglie contro i tanti abusi del potere.
Racconto di un corpo che sceglie di esserci sempre e comunque, il Diario personale e politico di Alessandra Capone non arretra neppure di fronte a una diagnosi di cancro né all’arrivo della recidiva. L’evento è una frattura che non riesce affatto a cancellare la militanza, eppure la scrittura, da strumento di testimonianza politica, diventa via via un mezzo di introspezione. Il viaggio, allora, da essenzialmente fisico si fa soprattutto interiore, vissuto con la stessa radicalità con cui sono affrontate le ingiustizie del mondo. La malattia, inizialmente nemico da combattere, smette di essere l’altra occupazione contro cui lottare e diventa un compagno scomodo, ma reale, nel cammino verso la consapevolezza. Tutto ciò che ruota intorno al cancro – la retorica eroica, le mistificazioni, i tabù, le speculazioni – resta però un fronte aperto fino all’ultimo.
Tra politica e vulnerabilità, tra piazze e ospedali, il Diario personale e politico di Alessandra Capone testimonia una costante ricerca di senso e racconta una resistenza che non si arrende alla retorica della forza, né a quella della sconfitta. La storia di una donna che non ha mai smesso di interrogarsi, resistere e lottare – perché il corpo è sempre un campo di battaglia e la scrittura un atto di libertà.